L’ORTO  DELLA   MASSERIA  RACCONTA  ANTICHE  STORIE

Il recupero delle antiche tecniche di coltivazione nel rispetto dell’ambiente e al servizio della salvaguardia della biodiversità orticola salentina

Attraversando un antica porta riaperta nella prima cerchia muraria della masseria fortificata, si entra in questa grande stanza all’aperto, posta tra la recinzione in pietra a secco del vecchio ovile e l’agrumeto, dove è stato realizzato l’orto. Nel disegnare la trama delle parcelle ortive ci si è ispirati alle vecchie misure agricole salentine, delineando una superficie complessiva dell’orto pari ad una pezza (che è un quarto del tomolo e misura 567 metri quadrati), suddivisa da percorsi in pietra in diverse aree coltivabili con lati di circa una canna(che corrisponde a dieci palmi cioè 2,64 metri).Al centro dell’orto, sopra alla cisterna di accumulo delle acque piovane, è stata realizzata in pietra locale un’aia tradizionale circolare.

Captare l’acqua dall’aria e recuperare quella di pioggia

Il terreno delle parcelle ha una quota di circa venti centimetri inferiore al piano di campagna ed è circoscritto da piccoli muretti a secco che permettono l’accesso agli orti e la raccolta dei loro prodotti comodamente, senza necessità di calpestare gli ortaggi e il terreno. Con questi accorgimenti la poca acqua di pioggia disponibile tende a raccogliersi all’interno di queste particelle infossate e i muretti a secco, oltre ad ombreggiare moderatamente il terreno, riescono a captare le arie umide e le nebbie e rilasciare l’acqua condensata.

Custodire i semi dei nonni

Si sta creando in questa regione una rete, di cui i conduttori della masseria fanno parte, di piccoli produttori locali custodi dei “semi dei nonni”, e cioè orticoltori impegnati nella salvaguardia della biodiversità delle specie orticole tradizionali pugliesi (www.biodiversitapuglia.it). Nell’orto della masseria si coltiva tra le varie specie anche il pomodoro Regina, varietà locale da serbo adatta anche all’aridocoltura, che deve il suo nome al peduncolo che crescendo assume la forma di una piccola coroncina.Fin dagli inizi dell’800 veniva coltivato da giugno a settembre e venduto fresco, mentre la sovrapproduzione veniva conservata nella caratteristica ramasola (grappoli di pomodori legati tra di loro con filo di cotone) per essere consumata fino ad aprile. Questo prodotto veniva coltivato insieme ad una varietà locale di cotone, grazie a cui era possibile individuare eventuali malattie sul pomodoro prima che esse si presentassero. Il cotone veniva usato per creare tessuti per asciugamani, lenzuola e tovaglie mentre gli scarti di filatura venivano usati per appendere i pomodori. Questa è solo una delle tante storie che un vero orto della biodiversità può raccontare, se gestito con passione, e la gioia degli ospiti nel potere raccogliere direttamente sulla pianta i frutti della terra ripaga dei tanti sacrifici sostenuti. Nell’orto della masseria a fianco dei rossi pomodori Regina fiorisce candido il cotone…

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